Stralci di vita

scritto da Kalotins
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Autore del testo Kalotins

Testo: Stralci di vita
di Kalotins

Stralci di vita

Quel giorno la carriola

Ricordo ancor quand'ero ragazzino
per aiutare il babbo nel lavoro
la stalla ripulivo dal letame
che posto su una vecchia carriola

andavo a rovesciar nel letamaio.
Un giorno accadde che strada facendo
la carriola mi si ribaltò
insieme all'odoroso contenuto,

ma non avendo insieme a me il badile
per cogliere lo sterco ancor fumante
costretto fui a far uso delle mani.

Ero orgoglioso di aiutar mio padre
che a volte come premio concedeva
di farmi cavalcare il vecchio Ciccio*
*il cavallo

lu gufu

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Era il mio angioletto

Ricordo ancor quand'ero piccolino
nella casetta dove abitavamo
un quadro v'era affisso alla parete
con il Signore in mezzo a dei bambini.

Tra questi piccoli ve n'era uno
che più degli altri mi sembrava bello.
Stava sopra il ginocchio di Gesù
però con gli occhi lui osservava me.

Ero convinto fosse l'angioletto
che si prendeva cura dei miei sogni
e mi seguisse ovunque nella vita.

Rammento ancora il babbo che diceva,
quel bimbo ch'ora vive col Signore
è il fratellino tuo ch'è andato in cielo.

lu gufu

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Ed emigrammo a Nord

Purtroppo la campagna di mio padre
dopo diversi anni senza pioggia
decise di rimettere il mandato
che le imponeva di produrre grano.

Nemmeno per le mucche ormai rimaste
c'era foraggio e i debiti alle stelle
per le sementi ed altre varie cose,
eran saliti. Tanto che un mattino

ancora prima che sorgesse il sole
prendemmo il treno ed emigrammo a Nord
in cerca di speranza e un po' di pane.

Mio padre a causa di poliomielite
non ebbe modo di trovar lavoro
così fu mio fratello a sopperire.

lu gufu

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Quando arrivammo a nord

Andammo ad abitare in due stanzette
di solamente metri tre per tre
subaffittateci da un rigattiere
che spesso ci staccava anche la luce.

Al sabato con i miei tre fratelli
si andava a fare il bagno dentro al Po
che stava a poche centinaia di metri
dalla casetta dove alloggiavamo.

Rammento quella volta che per poco
non ci lasciai la pelle per nuotare
nel punto in cui era l'acqua più profonda,

però un vecchietto pescatore in barca
mi vide e come un pesce si tuffò,
recuperandomi dalla corrente.

lu gufu

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Avevo 11 anni ma..

Ebbi fortuna di trovar lavoro
come garzone presso un artigiano
che incastonava pietre preziose
e mi passava intanto qualche lira.

Con i calzoni corti e la maglietta
sotto la pioggia in bicicletta andavo
a consegnare oggetti già finiti
o a ritirarne altri ancor da fare.

Rammento che un cliente nel vedermi
così conciato mi donò un maglione
che ormai suo figlio non metteva più,

però dato che mi veniva largo
la mamma disse: "dallo a tuo fratello
che per te ci sarà un'altra occasione."

lu gufu

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Me le beccai, però..

Un giorno mentre andavo a consegnare
il lavoro finito ad un cliente,
scorgo un ragazzo che ad una bambina
dava spintoni e intanto la insultava.

Benché costei tentasse di fuggire
ancora a infastidirla lui insisteva,
sicché non tollerando quel sopruso
addosso mi scagliai del mascalzone.

Lo faccio rotolar con me per terra
riuscendo pure a dargli un bel ceffone.
Ma essendo lui più forte.. mi menò.

Contento però fui che la bambina
il tempo ebbe di fuggire via
e a mettersi in riparo a casa sua.

lu gufu

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Manutenzione

Ricordo di una sera che tornato
a casa dopo un giorno di lavoro
trovai mio padre che la sua pistola
stava oliando a lume di candela.

Ci avevano staccato ancor la luce
e non ne potevamo proprio più.
Non che per questo fosse da far fuori
l’imbecille, ci mancherebbe altro

(seppure una dosetta di paura
per i dispetti stronzi che faceva
sicuramente se la meritava!)

Difatti, dopo averla ripulita
l’arma papà ripose nel cassetto.
Era manutenzione.. nulla più.

nota:

Rammento al lettore che abitavamo in una casetta di 4 stanze, delle quali, 2 le abitava il sublocatore. I contatori della luce e dell’acqua erano ubicati dove stava lui ed ogni tanto, a seconda di come gli giravano, decideva di interromperci il servizio.
Probabilmente il vero motivo delle sue azioni era dovuto al fatto che - avendo costui la moglie non sana di mente (schizofrenia) che vedeva in mio padre l’immagine dell’infermiere che in ospedale durante i periodi di ricovero le iniettava le dosi di calmante (tanto da minacciarlo più volte con la scopa in mano) - in qualche modo cercava di difenderla: seppure irrazionalmente e... dispettosamente. Qualcuno del vicinato asseriva che nemmeno lui era sano di mente.
Un giorno, senza avvisare nessuno in famiglia, decisi di giocargli uno scherzo alquanto buffo. Probabilmente (se ci riuscirò, perché non è facile esaurirlo in 14 versi) ne parlerò in un prossimo sonetto :)

lu gufu

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Scherzo al locatore

Un giorno per dispetto al locatore
decisi di tirare uno scherzetto.
Avvolsi un profumato mio stronzetto
in un bel foglio di carta velina

tale da far sembrare quel pacchetto
uguale a quelli con oggetti d'oro.
Nei pressi del suo ingresso lo deposi
e ad aspettar l'evento mi nascosi.

Quando costui lo vide, circospetto
intorno si guardò, poi lo raccolse
ma dopo averlo aperto ed annusato

urlando furibondo decretò:
"E' stato certamente il patatò!!!"
Cosa che ovviamente ho io negato!

nota:

Nota, a causa che ho sempre avuto un po' di pancetta, il nostro sublocatore mi aveva appioppato il nomignolo "patatò" :))) (non ridere Rosy, se no vengo lì e ti picchio) :)))

Devo peraltro dire che, esercitando costui il mestiere di rigattiere, a volte mi servivo da lui per acquistare biciclette o relativi pezzi di ricambio a prezzi scontatissimi. Egli andava in giro per il paese con un carretto trainato da un asinello a raccogliere tutto ciò che poteva avere ancora un poco di valore ma che alla gente non serviva più.
Quasi tutte le sere si ubriacava e non di rado si udivano le urla di sua moglie (Linda) per via delle botte che riceveva. Alcuni vicini lo avevano già denunciato ma evidentemente non era servito a nulla, tanto che continuava a maltrattare quella poveretta e nessuno poteva farci niente. Per fortuna al terzo anno ci trasferimmo in una casa vera sita nel centro abitato, e d'allora il "sublocatore" addivenne solo un ricordo del nostro ingresso in Piemonte.

lu gufu

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Appartamento

L'appartamento ove ci trasferimmo
ci parve quasi simile a un castello
per via del corridoio e quattro stanze
oltre che il bagno ed uno sgabuzzino.

Inoltre a papà e mamma del lavoro
gli diedero da fare a domicilio,
e mentre Franco e Mario piccolini
ancora frequentavano la scuola

io e Vincenzo (ch'era il primogenito)
si lavorava in fabbriche artigiane
ove si costruivano gioielli.

Intanto i soldi per il motorino
facevo su con dei straordinari
e al cinema ci andavo un po' più spesso.

nota:

Il lavoro che avevano dato da fare ai miei genitori consisteva nell'assemblare dei mocassini. Ricordo che mio padre, durante le pause di lavoro, assemblava anche dei versi che poi ci recitava dopo cena. Una delle sue poesie che amavo di più era quella che descriveva le morte di Orlando durante la battaglia a Roncisvalle:

"O Roncisvalle, in te che sorte amara
trovata ebber'uomini in quell'era
quando, la vita umana messa a gara,
si combatteva da mattino a sera..."

Ma la sua opera maggiore era quella dedicata alla Passione e Morte di Gesù, consistente in alcune centinaia di endecasillabi, che aveva recitato durante la processione del venerdì santo a Corleone sotto la croce eretta sulla roccia, dinanzi a quasi tutto il paese e con la presenza del Vescovo di Palermo.

lu gufu

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La prima volta con una donna

Avevo ormai raggiunto tredici anni
e a parte qualche bacio a ragazzine
del vicinato presso cui abitavo,
non ero stato ancor con una donna.

Sicché una sera insieme al titolare
andammo dalle parti di Voghera
e caricammo in macchina una bionda
di bell'aspetto, origine polacca.

Disse che somigliavo al suo bambino
e le facevo tanta tenerezza,
per cui non volle far con me l'amore.

Mi strinse solo sul suo ampio petto
e mentre frasi dolci sussurrava,
teneramente me lo accarezzava.

lu gufu

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Il motorino

Il primo giorno col mio motorino
lo vissi come festa nazionale
che festeggiai solo con un panino
ed un bicchiere d'acqua minerale.

Poi con istinto ancora primordiale
a cavalcare il rosso puledrino
che pure non essendo un animale
considerai ne fosse almen cugino.

M'avventurai per luoghi inesplorati
borghi e paeselli ancora sconosciuti
che dopo avere un attimo osservati

altri ne visitavo che sperduti
erano a valle o in colli abbarbicati.
Avevo quindici anni allor compiuti.

lu gufu

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Il terremoto

Più o meno trascorreva la mia vita
secondo i canoni di quell'età.
Ancora non sapevo che più in là
un terremoto l'avrebbe investita.

Un giorno accadde che dalla città
cui fatto avevo un tempo dipartita
due mie cugine con mamma e papà
ci vennero a trovare, che colpita

avevano la casa dal gran sisma
del millenovecentosessantotto,
immane e spaventoso cataclisma

che devastando il suolo dal di sotto
lo separava in due come uno scisma
durato molti giorni, ininterrotto.

nota:

Un giorno, guardando il telegiornale, appresi che in Sicilia si era verificato un terremoto di forte entità. Anche il mio paese d'origine ne era rimasto colpito.
Ricordo che i miei genitori, preoccupati per i nostri parenti, seguivano con apprensione l'evolversi dei fatti. Io non me ne preoccupavo più di tanto. Conoscevo dei parenti, ma in modo superficiale e comunque non tutti. Non avevo con nessuno di loro legami di particolare affetto.
In uno di quei giorni sentii dire a mio padre che alcuni nostri parenti sarebbero venuti ad abitare con noi per un certo periodo di tempo. Si trattava di un mio zio, di sua moglie e delle loro due figlie.
La loro casa era stata lesa gravemente dal terremoto e non sapevano dove andare a ripararsi. Li ospitammo a casa nostra.
Quelle mie cugine non le conoscevo. Quando abitavo a Corleone le avevo solo viste qualche volta di sfuggita ma mai frequentate, ed all'inizio mi sentivo a disagio con loro in casa (noi eravamo quattro fratelli) Gli unici rapporti che avevo avuto con dei cugini erano quelli con Salvatore. Ricordo che quando eravamo piccoli gli diedi una morsicata al naso che a momenti glielo staccavo, "mi aveva fatto arrabbiare".
Non potevo prendere a morsicate pure queste mie cugine nel caso anche loro mi avessero fatto arrabbiare. Non avevo abbastanza confidenza e non avrei potuto farlo. Inoltre erano femmine. Comunque ci convissi.

lu gufu

Stralci di vita testo di Kalotins
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